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21 luglio 2013
Gira voce che...
Si riparla di Valsusa, dopo la caccia all'uomo nei boschi scatenata venerdi sera dalla poliza nei boschi della val Clarea, in molti cercano di capire quale sia il motivo che ha portato i poliziotti (e chi dà loro gli ordini) ad aumentare tanto la loro aggressività in così poco tempo. Bè, in valle una spiegazione qualcuno se la dà.
Si dice in valle che la situazione all'interno del cantiere non sia quella che descrivono, e che i lavori non avanzino rapidamente come dovrebbero (bè, questo non è proprio un 'si dice', il senatore scibona la settimana scorsa ha documentato come dai metri dichiarati a quelli scavati ci fosse un 'errore' di oltre il 10%).
Si dice anche che con questo ritardo nulla abbiano a che fare i notav (e questo è abbastanza ovvio) e che non sia neppure imputabile alle ditta che lavorano nel cantiere.
Si dice che nel tunnel, a 200 metri circa di profondità su sette chilometri che vanno scavati, si sia già intercettata una falda acquifera, e che le "venute d'acqua" nella galleria rallentino di molto i lavori.
Si dice così, e ci si potrebbe credere, dato che la galleria della centrale Atm (oggi Iren), scavata a pochi chilometri in linea d'aria, di problemi simili ne ha avuti a bizzeffe, tanto da portare ad un ritardo di oltre tre anni nel completamento del tunnel (che era lungo 1/3 di quello che si vuole realizzare a Chiomonte), e tanto che ancora oggi non è chiaro se la centrale possa funzionare a pieno regime oppure no.
Si dice così, e qualcuno si chiede come mai, con questo precedente, geograficamente così vicino, nessuno ci abbia pensato prima. A questo nessuno sa dare una risposta precisa, ma qualcuno ricorda come, quando i lavori di scavo della metropolitana di Torino furono interrotti per alcune settimane perchè una delle stazioni era stata allagata dall'acqua di una falda, i responsabili del torinesi del PD, che poi sono gli stessi che spingono per la TAV in Valsusa, dissero che non si aspettavano di trovare tanta acqua in quella zona. In effetti, è strano trovare acqua in un quartiere che si chiama "Nizza Millefonti".
Si dice in valle che sia questa la ragione del nervosismo dei poliziotti, e soprattuto chi dà loro gli ordini, perchè si sentono messi nell'angolo, e sanno di aver quasi perso.
Si dice sia per questo che reagiscono con rabbia, una rabbia che certo non porterà loro un successo, ma a cui è bene prestare molta attenzione
21 febbraio 2013
Trattativa
Sono perplesso. Digito la parola trattativa in un motore di ricerca e arrivo a questa definizione
trattativa: negoziato, patteggiamento, colloquio per arrivare a un accordo
(fonte http://it.thefreedictionary.com/trattativa)
Ma allora non capisco il motivo per cui, ieri, durante incontro sul futuro delle officine ex Diatto all'urban Center di Torino, quando una persona del pubblico ha chiesto all'assessore Curti "Allora ci sarà una trattativa con i residenti" lei ha risposto urlando con sdegno "Trattativa? Ma mica siamo in guerra".
Nella mia modesta esperienza ricordo di aver letto spesso di trattative che vedevano coinvolti i sindacati, e in nessuno di quei casi si aveva un contesto di guerra.
Dopo averci riflettuto penso che l'unica ipotesi con cui credo si possa spiegare la repulsione dell'assessore per questa pratica è la seguente. Le trattative avvengono tra due parti che, magari obtorto collo, ma si riconoscono l'un l'altra pari legittimità, io temo che l'assessore Curti, come molti suoi colleghi, non sia in grado di riconoscere a dei cittadini pari legittimità con degli amministratori. Che lei, come i suoi colleghi, ritenga di vivere, di esistere, su un piano diverso da quello delle persone che si trova ad ammministrare.
A mio avviso questo, indipendentemente dal fatto che abbia ragione o torto a ritenerlo, è la prova definitiva del fallimento della classe politica di cui fa parte.
trattativa: negoziato, patteggiamento, colloquio per arrivare a un accordo
(fonte http://it.thefreedictionary.com/trattativa)
Ma allora non capisco il motivo per cui, ieri, durante incontro sul futuro delle officine ex Diatto all'urban Center di Torino, quando una persona del pubblico ha chiesto all'assessore Curti "Allora ci sarà una trattativa con i residenti" lei ha risposto urlando con sdegno "Trattativa? Ma mica siamo in guerra".
Nella mia modesta esperienza ricordo di aver letto spesso di trattative che vedevano coinvolti i sindacati, e in nessuno di quei casi si aveva un contesto di guerra.
Dopo averci riflettuto penso che l'unica ipotesi con cui credo si possa spiegare la repulsione dell'assessore per questa pratica è la seguente. Le trattative avvengono tra due parti che, magari obtorto collo, ma si riconoscono l'un l'altra pari legittimità, io temo che l'assessore Curti, come molti suoi colleghi, non sia in grado di riconoscere a dei cittadini pari legittimità con degli amministratori. Che lei, come i suoi colleghi, ritenga di vivere, di esistere, su un piano diverso da quello delle persone che si trova ad ammministrare.
A mio avviso questo, indipendentemente dal fatto che abbia ragione o torto a ritenerlo, è la prova definitiva del fallimento della classe politica di cui fa parte.
11 febbraio 2013
Piccoli passi avanti 2
Seconda puntata (la prima, per chi è interessato, qui) per illustrare il lento ma graduale progresso della giustizia italiana. Un trend che, se mantenuto, potrebbe portarci a eliminare del tutto gli abusi di polizia in circa un paio di millenni.
Quindici anni fa poteva succedere di venire arrestati per reati commessi quando ci si trovava in un altra nazione (chi non sapesse di che parlo può, con un po' di pazienza, leggere tutta la storia qui, a proposito,l'autore del libro è sotto processo per aver trattenuto per un braccio un carabiniere), e addirittura in un altro continente. Oggi non più così, prova ne sia il caso di un notav che, nonostante la accuse lanciategli su "la Stampa" da Massimo Numa (che per questo fatto è stato rinviato a giudizio per diffamazione aggravata), la procura di Torino non è ricaduta nei vecchi errori e l'uomo è sempre rimasto in libertà.
Insomma, un passo avanti, oggi per venire arrestati è necessario trovarsi nella stessa nazione in cui è stato commesso il presunto crimine. Certo, mentre questo viene commesso nel luogo A si può essere al lavoro nel luogo B, e l'arresto "in flagranza di reato" può avvenire in un terzo luogo C, a più di 2 km da A, un paio d'ore dopo i fatti. Però questi in fondo sono solo dettagli, no?
Quindici anni fa poteva succedere di venire arrestati per reati commessi quando ci si trovava in un altra nazione (chi non sapesse di che parlo può, con un po' di pazienza, leggere tutta la storia qui, a proposito,l'autore del libro è sotto processo per aver trattenuto per un braccio un carabiniere), e addirittura in un altro continente. Oggi non più così, prova ne sia il caso di un notav che, nonostante la accuse lanciategli su "la Stampa" da Massimo Numa (che per questo fatto è stato rinviato a giudizio per diffamazione aggravata), la procura di Torino non è ricaduta nei vecchi errori e l'uomo è sempre rimasto in libertà.
Insomma, un passo avanti, oggi per venire arrestati è necessario trovarsi nella stessa nazione in cui è stato commesso il presunto crimine. Certo, mentre questo viene commesso nel luogo A si può essere al lavoro nel luogo B, e l'arresto "in flagranza di reato" può avvenire in un terzo luogo C, a più di 2 km da A, un paio d'ore dopo i fatti. Però questi in fondo sono solo dettagli, no?
4 dicembre 2012
Un atto piccolo piccolo
Stamattina ho inviato una mail al consolato francese a Torino (ripostata qui sotto). L'invio, e il boicottaggio che annuncia, sono un atto piccolo piccolo. Probabilmente troppo poco, e probabilmente farò anche altro contro questa vergogna.
Meno di questo, però, mi sembrerebbe meno che umano.
Al console M.me Edith RAVAUX
La presente per esprimerle la mia più profonda riprovazione per il vergognoso comportamento che la nazione che lei rappresenta ha tenuto nei confronti dei manifestanti a Lyon del giorno 3 dicembre, così come descritto nell'articolo che può leggere al seguente link
http://www.notav.info/editoriale/lyon-sospesi-diritti-umani-cariche-gas-lacrimogeni-bus-sequestrati-e-pestaggi-anche-sugli-autobus-comunicato-stampa-movimento-no-tav/
Qui non parliamo più di semplici errori di valutazione, come quello commesso approvando il progetto TAV, qui parliamo di repressione del dissenso e di un galoppo sfrenato verso unEuropa di polizia capace di far impallidire il Cile di Pinochet o l'Argentina di Videla.
Per questo le comunico che da oggi boicotterò in ogni modo possibile la Francia ed ogni azienda francese
Saluti
Roberto Gastaldo
Aggiornamento: l'indirizzo mail Consulto@venturanet.it , riportato sul sito del consolato francese a Torino http://www.ambafrance-it.org/spip.php?article3072#consolato_generale_di_torino risponde con errore "Recipient unknown" (destinatario sconosciuto). Altri complimenti al consolato di Francia per come sa mettersi a disposizione dei cittadini.
Esistono comunque telefoni e fax
Aggiornamento 2: all'indirizzo cogefrmi@tin.it (consolato di milano) la mail è stata ricevuta
Aggiornamento 3: mi dicono che per Torino funziona cogefrto@tin.it
Meno di questo, però, mi sembrerebbe meno che umano.
Al console M.me Edith RAVAUX
La presente per esprimerle la mia più profonda riprovazione per il vergognoso comportamento che la nazione che lei rappresenta ha tenuto nei confronti dei manifestanti a Lyon del giorno 3 dicembre, così come descritto nell'articolo che può leggere al seguente link
http://www.notav.info/editoriale/lyon-sospesi-diritti-umani-cariche-gas-lacrimogeni-bus-sequestrati-e-pestaggi-anche-sugli-autobus-comunicato-stampa-movimento-no-tav/
Qui non parliamo più di semplici errori di valutazione, come quello commesso approvando il progetto TAV, qui parliamo di repressione del dissenso e di un galoppo sfrenato verso unEuropa di polizia capace di far impallidire il Cile di Pinochet o l'Argentina di Videla.
Per questo le comunico che da oggi boicotterò in ogni modo possibile la Francia ed ogni azienda francese
Saluti
Roberto Gastaldo
Aggiornamento: l'indirizzo mail Consulto@venturanet.it , riportato sul sito del consolato francese a Torino http://www.ambafrance-it.org/spip.php?article3072#consolato_generale_di_torino risponde con errore "Recipient unknown" (destinatario sconosciuto). Altri complimenti al consolato di Francia per come sa mettersi a disposizione dei cittadini.
Esistono comunque telefoni e fax
Aggiornamento 2: all'indirizzo cogefrmi@tin.it (consolato di milano) la mail è stata ricevuta
Aggiornamento 3: mi dicono che per Torino funziona cogefrto@tin.it
1 dicembre 2012
Schenghen ad assetto variabile
Oggi a Lyon si sta svolgendo un convegno pubblico sul TAV Torino-Lyon, denominato Avant Sommet, a questo convegno avrebbero dovuto partecipare anche relatori italiani contari all'opera, ma non potranno farlo perchè l pullman con cui stavano viaggiando alla volta di Lyon è stato fermato e trattenuto per oltre 3 ore dalla polizia francese (dicevano di cercare armi, che non hanno trovato), che gli ha di fatto impedito di proseguire consegnando alla'autista un foglio di via che lo dichiara persona non gradita su tutto il territorio francese.Il motivo di questa sanzione (comminata anche ad altri due passeggeri): aver partecipato a manifestazioni notav. I tre, al momento in cui scrivo, sono ancora sotto fermo.
Ora, io non sono un esperto di legge, ma il trattato di Schenghen mi sembra preveda il Diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente all'interno degli Stati membri, e, certo, ci sono motivi di impedimento, ma 'aver pasrtecipato a manifestazioni' non rientra tra questi.
Una legge è sempre un contratto, stipulato tra l'amministrazione e gli amministrati, e in ogni contratto vale la clausola che, se una delle due parti si dimostra inadempiente, l'altra ha il diritto di dichiarare il contratto stesso non più valido. Secondo me dovremmo farlo.
Ora, io non sono un esperto di legge, ma il trattato di Schenghen mi sembra preveda il Diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente all'interno degli Stati membri, e, certo, ci sono motivi di impedimento, ma 'aver pasrtecipato a manifestazioni' non rientra tra questi.
Una legge è sempre un contratto, stipulato tra l'amministrazione e gli amministrati, e in ogni contratto vale la clausola che, se una delle due parti si dimostra inadempiente, l'altra ha il diritto di dichiarare il contratto stesso non più valido. Secondo me dovremmo farlo.
26 febbraio 2012
Pronto all'assassinio
Questa volta solo pochi link e una domanda
I link
- un video
- un secondo video
- un terzo video
- una testimonianza in video
- un'altra testimonianza, scritta, ed una galleria di foto
e quindi la domanda, al capo della polizia italiana:
Egregio dottor Manganelli, alla luce di quanto sopra, secondo lei chi è che, per usare le sue parole, così come riportate qui, "E' pronto a fare il salto di qualita', e' pronto all'assassinio"?
I link
- un video
- un secondo video
- un terzo video
- una testimonianza in video
- un'altra testimonianza, scritta, ed una galleria di foto
e quindi la domanda, al capo della polizia italiana:
Egregio dottor Manganelli, alla luce di quanto sopra, secondo lei chi è che, per usare le sue parole, così come riportate qui, "E' pronto a fare il salto di qualita', e' pronto all'assassinio"?
24 gennaio 2012
Chi si lamenta e chi protesta
Il governo Monti ha acceso il suo tagliaerba e sta falciando le nostre vite come un prato all'inglese, ovviamente senza toccare alcuni cespugli rigogliosi, come ad esempio le banche, che anzi si preoccupa di concimare, con misure a volte anche ingegnose come le carceri private. Via la cassaintegrazione, acqua, trasporti ed ogni genere di servizio pubblico privatizzati (e quindi, nel medio periodo, o più costosi o meno efficienti o entrambi), e in mezzo a tutto questo l'unica protesta agita con determinazione in Italia è quella contro l'aumento delle tasse sulla benzina. Aumento che, condivisibile o meno, non è certo uno dei punti principali dell'azione del governo.
Ora, è evidente che questa protesta è stata anche strumentalizzata da più d'uno, da Forza Nuova all'MPA e forse non solo, ma non è questo il punto, come non lo è il fatto che avendo a disposizione un TIR protestare è più facile, e non è certo un torto degli autotrasportatori aver scioperato contro ciò che ritengono ingiusto, che lo sia o meno, e richiedere il loro sgombero è un modo di rapportarsi che va bene per le dittature. Il punto non è che loro non dovrebbero protestare, il punto è che se loro fanno dieci, per proporzione a quanto ci stanno facendo e a quanto ci si lamenta delle nuove misure, noi dovremmo fare almeno mille, e se non lo facciamo la colpa può solo essere nostra.
E' di domenica la notizia che in Libia, dopo mesi di una estenuante guerra, la gente ha trovato la forza di tornare in piazza e costringere alle dimissioni del ministro dell'economia (il che, incidentalmente, vuol anche dire che là il governo si preoccupa di dare almeno l'impressione di ascoltare il suo popolo), noi invece ce ne staimo tutti tranquilli in casa, senza far nulla, immobilizzati come lepri davanti ai fari.
Cosa succede alle lepri sulla strada lo sappiamo tutti, vero?
Ora, è evidente che questa protesta è stata anche strumentalizzata da più d'uno, da Forza Nuova all'MPA e forse non solo, ma non è questo il punto, come non lo è il fatto che avendo a disposizione un TIR protestare è più facile, e non è certo un torto degli autotrasportatori aver scioperato contro ciò che ritengono ingiusto, che lo sia o meno, e richiedere il loro sgombero è un modo di rapportarsi che va bene per le dittature. Il punto non è che loro non dovrebbero protestare, il punto è che se loro fanno dieci, per proporzione a quanto ci stanno facendo e a quanto ci si lamenta delle nuove misure, noi dovremmo fare almeno mille, e se non lo facciamo la colpa può solo essere nostra.
E' di domenica la notizia che in Libia, dopo mesi di una estenuante guerra, la gente ha trovato la forza di tornare in piazza e costringere alle dimissioni del ministro dell'economia (il che, incidentalmente, vuol anche dire che là il governo si preoccupa di dare almeno l'impressione di ascoltare il suo popolo), noi invece ce ne staimo tutti tranquilli in casa, senza far nulla, immobilizzati come lepri davanti ai fari.
Cosa succede alle lepri sulla strada lo sappiamo tutti, vero?
12 dicembre 2011
Come si smonta la bestia?
Un post così non so da che parte cominciarlo, perchè un conto è sapere che la bestia si sta risvegliando, un'altro è vederla azzannare. E sabato sera a Torino ha azzannato duro (vedi qui).
M,a dato che la bestia è così pericolosa, per quanto ci ripugni, non ci si può permettere di non guardarla bene, di non studiarla in ogni dettaglio per capire come smontare il mostro che è stato costruito. Perchè l'odio razziale è stato costruito. Prima da governi, opposizioni e campagne di stampa, poi man mano che diventava più facile anche dall'uomo qualunque. Però questo è stato, adesso come ne usciamo? Perchè io faccio proprio fatica a cercare i capire come può ragionare (sempre che sia il termine giusto) una persona che va a una manifestazione come quella di sabato (sottolineo: che va a quella manifestazione, non solo chi ha materialmente dato fuoco al campo), anche se cerco di farlo (che già non è facile, preferirei andare a svuotare a mano un pozzo nero) non so da dove si comincia. Eppure si deve. Qualcuno ha idea di come?
P.S: A conferma di quel che ho scritto sopra, ho dovuto lottare per convincermi che l'etichetta giusta era 'inPiazza', in quanto manifestazione, qualcosa in me si rifiutava di accostare questo agli altri post in quella categoria. Cercavo un altro posto, invece, purtroppo, deve stare lì.
M,a dato che la bestia è così pericolosa, per quanto ci ripugni, non ci si può permettere di non guardarla bene, di non studiarla in ogni dettaglio per capire come smontare il mostro che è stato costruito. Perchè l'odio razziale è stato costruito. Prima da governi, opposizioni e campagne di stampa, poi man mano che diventava più facile anche dall'uomo qualunque. Però questo è stato, adesso come ne usciamo? Perchè io faccio proprio fatica a cercare i capire come può ragionare (sempre che sia il termine giusto) una persona che va a una manifestazione come quella di sabato (sottolineo: che va a quella manifestazione, non solo chi ha materialmente dato fuoco al campo), anche se cerco di farlo (che già non è facile, preferirei andare a svuotare a mano un pozzo nero) non so da dove si comincia. Eppure si deve. Qualcuno ha idea di come?
P.S: A conferma di quel che ho scritto sopra, ho dovuto lottare per convincermi che l'etichetta giusta era 'inPiazza', in quanto manifestazione, qualcosa in me si rifiutava di accostare questo agli altri post in quella categoria. Cercavo un altro posto, invece, purtroppo, deve stare lì.
9 dicembre 2011
Adelante (con demasiado juicio)
Il movimento cui mi riferisco nel titolo è quello notav. Ho già scritto sull'argomento (in altra forma) in questo post, ora cerco di spiegare meglio una parte delle cose che mi hanno dato fastidio.
Sono stato all'assemblea che aveva deciso (credevo avesse deciso) tempi e modi delle manifestazioni del weekend dell'immacolata, avevo preso atto del fatto che per l'8 dicembre si era deciso di fare due manifestazioni e, nei giorni successivi, avevo deciso di partecipare a quella di Susa. Non per timore che in quella della val Clarea accadessero violenze, perchè la polizia come le attua lì le può attuare altrove, ma perchè da luglio ripeto che abbiamo ogni interesse di toglierci dall'angolo in cui loro vogliono giocare la partita, che visto che aspettano una nostra mossa facciamola dove è meglio per noi, non per loro. Per la prima volta vedo indetta una manifestazione che imbocca quella strada, sarei un ipocrita a non esserci. Ok, direte, ma dov'è il punto? Il punto è che sono uscito da quell'assemblea con la convinzione che la manifestazione di Susa si facesse per causare il massimo fastidio possibile alla Sitaf, ero uscito pensando di partecipare ad una manifestazione che doveva partire alla mattina alle 9, e verosimilmente essere in autostrada entro le 11, già un po' tardi per prendere la massa degli sciatori, ma pazienza.
Nelle due settimane dall'assemblea all'8 dicembre la manifestazione viene ritardata di un'ora, e già non mi piace, poi la partenza reale tarda di quasi un'altra ora, e quando si parte ci si muove con una lentezza eccessiva persino per un corteo, tanto che si impiegano 2 ore per percorrere meno di 3 km. Finalmente si arriva all'autostrada, ma invece di entrarci dal lato dell'uscita lo si fa da quello dell'ingresso, lasciando di fatto libero lo svincolo ,e riducendo di molto il fastidio creato. In più, una volta entrati, alle ormai poche auto che si trovano lì, non viene nemmeno imposto di uscire dall'autostrada, ma le si lascia proseguire per la loro strada. Insomma, a me è sembrato che si sia fatto di tutto per creare il minimo e non il massimo danno possibile alla Sitaf, quasi che si volesse dimostrare che l'unico punto in cui si riesce di fare qualcosa di reale sia la val Clarea.
Nella marcia del 23 ottobre, ad un certo punto, si è deciso di rinunciare almeno per quel giorno al tentativo di tagliare delle reti, ritenendo sufficiente aver violato la zona rossa e raggiunto la baita. Nell'assemblea di preparazione delle manifestazioni dell'8 è stato detto, a proposito del 23, che quel giorno si è dimostrato che con quella modalità di manifestazione più di tanto non si può fare, e che quindi per raggiungere qualche risultato se ne deve adottare una diversa. Ovviamente questo non è vero (che quel fatto dimostri quella teoria), ma ho il timore che alla prossima assemblea sentirò dire le stesse cose riguardo al portare la protesta lontano dalle reti.
Sono stato all'assemblea che aveva deciso (credevo avesse deciso) tempi e modi delle manifestazioni del weekend dell'immacolata, avevo preso atto del fatto che per l'8 dicembre si era deciso di fare due manifestazioni e, nei giorni successivi, avevo deciso di partecipare a quella di Susa. Non per timore che in quella della val Clarea accadessero violenze, perchè la polizia come le attua lì le può attuare altrove, ma perchè da luglio ripeto che abbiamo ogni interesse di toglierci dall'angolo in cui loro vogliono giocare la partita, che visto che aspettano una nostra mossa facciamola dove è meglio per noi, non per loro. Per la prima volta vedo indetta una manifestazione che imbocca quella strada, sarei un ipocrita a non esserci. Ok, direte, ma dov'è il punto? Il punto è che sono uscito da quell'assemblea con la convinzione che la manifestazione di Susa si facesse per causare il massimo fastidio possibile alla Sitaf, ero uscito pensando di partecipare ad una manifestazione che doveva partire alla mattina alle 9, e verosimilmente essere in autostrada entro le 11, già un po' tardi per prendere la massa degli sciatori, ma pazienza.
Nelle due settimane dall'assemblea all'8 dicembre la manifestazione viene ritardata di un'ora, e già non mi piace, poi la partenza reale tarda di quasi un'altra ora, e quando si parte ci si muove con una lentezza eccessiva persino per un corteo, tanto che si impiegano 2 ore per percorrere meno di 3 km. Finalmente si arriva all'autostrada, ma invece di entrarci dal lato dell'uscita lo si fa da quello dell'ingresso, lasciando di fatto libero lo svincolo ,e riducendo di molto il fastidio creato. In più, una volta entrati, alle ormai poche auto che si trovano lì, non viene nemmeno imposto di uscire dall'autostrada, ma le si lascia proseguire per la loro strada. Insomma, a me è sembrato che si sia fatto di tutto per creare il minimo e non il massimo danno possibile alla Sitaf, quasi che si volesse dimostrare che l'unico punto in cui si riesce di fare qualcosa di reale sia la val Clarea.
Nella marcia del 23 ottobre, ad un certo punto, si è deciso di rinunciare almeno per quel giorno al tentativo di tagliare delle reti, ritenendo sufficiente aver violato la zona rossa e raggiunto la baita. Nell'assemblea di preparazione delle manifestazioni dell'8 è stato detto, a proposito del 23, che quel giorno si è dimostrato che con quella modalità di manifestazione più di tanto non si può fare, e che quindi per raggiungere qualche risultato se ne deve adottare una diversa. Ovviamente questo non è vero (che quel fatto dimostri quella teoria), ma ho il timore che alla prossima assemblea sentirò dire le stesse cose riguardo al portare la protesta lontano dalle reti.
Blues della confusione
Cose che non mi sono piaciute in un 8 dicembre a piedi in autostrada. Ce ne sono anche state di buone, ma quando qualcosa non va metterlo a posto subito e meglio.
Più avanti magari scrivero un post più ragionato, per ora mi viene da dirle così.
Blues della confusione
blues dell'indecisione
di non capire più
qual è la situazione
Blues del partir tardi
blues del passo lento
di arrivare quando ormai
non si è più un impedimento
Blues delle cose che ci si è prese
e di quelle concordate
blues del non capire più
come le si è avute
Blues dell'assemblea
blues del coordinamento
di decisioni cambiate chissà dove
che non ti lasciano contento
Blues di una televisione
blues dell'organizzazione
della coincidenza di tempi
tra fuochi artificiali e trasmissione
Blues di un falò stanco
vicino ad una barricata
blues di chi non è contento
di come ha speso la sua giornata
Più avanti magari scrivero un post più ragionato, per ora mi viene da dirle così.
Blues della confusione
blues dell'indecisione
di non capire più
qual è la situazione
Blues del partir tardi
blues del passo lento
di arrivare quando ormai
non si è più un impedimento
Blues delle cose che ci si è prese
e di quelle concordate
blues del non capire più
come le si è avute
Blues dell'assemblea
blues del coordinamento
di decisioni cambiate chissà dove
che non ti lasciano contento
Blues di una televisione
blues dell'organizzazione
della coincidenza di tempi
tra fuochi artificiali e trasmissione
Blues di un falò stanco
vicino ad una barricata
blues di chi non è contento
di come ha speso la sua giornata
7 dicembre 2011
Bujanen
'Quelli che non si muovono'. E' il soprannome dei torinesi.
Il termine nasce con una connotazione positiva, nasce dalla battaglia dell'assietta del 19 luglio del 1747, in cui i piemontesi, in grande svantaggio numerico, rifiutarono di eseguire un ordine di ritirata, riuscendo poi per avere la meglio sui francesi. Non passa molto tempo però prima che il termine torni al suo significato letterale (pigro, indolente), e purtroppo si addice tremendamente bene al comportamento del torinese, non importa se di stirpe o acquisito. A primavera, mentre a Milano con Pisapia e a Napoli con DeMagistris almeno si tentava una correzione di rotta, abbiamo eletto sindaco al primo turno la prosecuzione (vogliamo dire l'ombra? avrebbe anche il phisique du role) di Chiamparino.
Torino è la città italiana con il più alto debito pubblico procapite (olte 4000 euro a testa), buona parte dei torinesi lo sa, ma sembra che non gli importi. Per tappare un po' il buco la giunta comunale ora ha deciso di vendere il 40% dell'azienda dei trasporti, di quella dei rifiuti e di quella che gestisce l'inceneritore (chi se ne frega se c'è stato un referendum in cui ha vinto chi non lo voleva), e ben pochi ci trovano da ridire. Magari a parole si, ma di fare qualcosa, fosse anche solo andare in piazza a protestare, non se ne parla.
Adesso è arrivata la prima mazzata dal governo Monti, così dura che persino CISL e UIL hanno aderito allo sciopero di lunedì, e a Torino alla manovra Monti si somma qualla Marchione, ci sarebbe di che essere tutti in piazza. Spero di essere smentito, ma temo non sarà così.
Il termine nasce con una connotazione positiva, nasce dalla battaglia dell'assietta del 19 luglio del 1747, in cui i piemontesi, in grande svantaggio numerico, rifiutarono di eseguire un ordine di ritirata, riuscendo poi per avere la meglio sui francesi. Non passa molto tempo però prima che il termine torni al suo significato letterale (pigro, indolente), e purtroppo si addice tremendamente bene al comportamento del torinese, non importa se di stirpe o acquisito. A primavera, mentre a Milano con Pisapia e a Napoli con DeMagistris almeno si tentava una correzione di rotta, abbiamo eletto sindaco al primo turno la prosecuzione (vogliamo dire l'ombra? avrebbe anche il phisique du role) di Chiamparino.
Torino è la città italiana con il più alto debito pubblico procapite (olte 4000 euro a testa), buona parte dei torinesi lo sa, ma sembra che non gli importi. Per tappare un po' il buco la giunta comunale ora ha deciso di vendere il 40% dell'azienda dei trasporti, di quella dei rifiuti e di quella che gestisce l'inceneritore (chi se ne frega se c'è stato un referendum in cui ha vinto chi non lo voleva), e ben pochi ci trovano da ridire. Magari a parole si, ma di fare qualcosa, fosse anche solo andare in piazza a protestare, non se ne parla.
Adesso è arrivata la prima mazzata dal governo Monti, così dura che persino CISL e UIL hanno aderito allo sciopero di lunedì, e a Torino alla manovra Monti si somma qualla Marchione, ci sarebbe di che essere tutti in piazza. Spero di essere smentito, ma temo non sarà così.
24 ottobre 2011
Da Roma a Chiomonte
Da Roma a Chiomonte la distanza è di circa ottocento chilometri, oppure di otto giorni. O forse di anni luce, dipende dai punti di vista.
Questo post è dal mio punto di vista, di me che a Roma ero andato tranquillo, per partecipare ad una manifestazione che pensavo forse non troppo incisiva ma sicuramente rilassata, e a Chiomonte invece ero partito preoccupato. Questo sicuramente adombra dei dubbi sulle mie capacità di previsione, ma dato che questo post è un'analisi e non una previsione potete continuare a leggere.
Domenica ero preoccupato non per quanto era successo otto giorni prima, e ancora meno per quanto avevano scritto o detto i media mainstream. Per capire che in val Clarea non si sarebbe ripetuto quanto successo a Roma bastavano due cartine (o anche due cartoline) dei due luoghi e un po' di cervello. A Roma per chi voleva far cambiare tono alla manifestazione con attacchi immotivati c'era un bersaglio possibile ogni tre metri, a Chiomonte ce n'era uno solo, ed era quello su cui puntava l'intero corteo, ovvero il non-cantiere. Non valeva nemmeno la pena di chiedersi se chi ha incendiato macchine a Roma aveva intenzione di andare in val Clarea. Se ci fosse andato (o se ci è andato) non poteva trovare modo di esercitare la sua voglia di prevaricazione, gliene sarebbero mancati gli strumenti.
Questi erano i motivi oggettivi per cui anche chi non sapesse nulla del movimento notav, o anche di nessun movimento, non avrebbe dovuto preoccuparsi per domenica. Poi, secondo me, ce ne sono un altro paio, di cui sono convinto ma che non posso dare per dimostrati.
Il primo è il fatto che la manifestazione di domenica aveva un obiettivo chiaro e impegnativo. Essendo chiaro non lasciavva spazio a chi volesse infilarsi negli spazi che l'indeterminazione apre necessariamente all'improvvisazione, e anche alla forzatura, essendo impegnativo poteva essere condiviso anche da chi pensa che non si possa ripetere in eterno lo stesso tipo di manifestazione quando il tuo interlocutore ti ha detto chiaro e tondo che del tuo parere non gliene frega niente. Perchè comunque anche andare alla più tranquilla e banale delle marce costa tempo e fatica e se succede che, non senza ragioni, inizi a pensare che non serva, difficilmente continui ad andarci, o rinunci o cambi modo di protestare.
L'altro motivo della mia confidenza è la storia del movimento notav, il fatto che non sia una giustapposizione, più o meno improvvisata, di grossi blocchi (come l'organizzazione della manifestazione di Roma,per capirsi) ma un insieme di individui e piccoli gruppi che prima si sono riuniti su un obiettivo limitato e poi, avendone il tempo, sono cesciuti assieme, il che riduce di molto il rischio che quacuno ritenga più importante mettersi in vetrina che non fare quello che serve, o può servire.
Quello che, da prima del 15 ottobre, mi preoccupava della manifestazione era la scelta. Ero e sono convinto che in questo momento quella manifestazione di disobbedienza civile sia stata la scelta giusta, per quanto potevo ho anche cercato di convincere gli indecisi e di far cambiare idea ai contrari, ma questo sicuramente non diminuiva i timori personali. Perchè annunciare che si compierà un'azione che è considerata reato, specificando anche dove e quando, e poi andare a farla davvero, avanzando a volto scoperto verso le videocamere, o verso lacrimogeni, idranti e manganelli non lascia tranquilli. E il sapere che la scelta della risposta è in mano a persone dotate di grande acume tattico, come hanno dimostrato ieri lasciando che un centinaio di carabinieri rimanesse su un ponte, chiuso fra due gruppi ognuno di più di mille persone non aiuta la tranquillità. Insomma, sono convinto che tagliare le reti era (e resta, visto che non l'abbiamo ancora fatto) la cosa giusta da fare, ma questo non la rende facile.
A questa preoccupazione nell'ultima settimana se ne sono aggiunte altre, soprattutto per tutta la pressione che ci è stata messa addosso. Giovedì scorso in un'assemblea Alberto Perino ha detto che domenica il movimento notav si sarebbe giocato molto, ma io penso che la posta in gioco fosse ancora più alta di quanto si è detto quella sera, perchè dopo le proposte antimanifestazione del ministro Maroni (dal DASPO, alle fidejussioni, ai divieti di corteo a Roma), e soprattutto dopo il silenzio-assenso della quasi totalità del parlamento (e fin qui ci siamo abituati) e soprattutto delle grande maggioranza dell'opinione pubblica, il rischio di cancellazione del dissenso era molto alto. Oggi penso lo sia leggermente meno, perchè fortunatamente venerdì c'è stata una prima risposta (un piccolo corteo della FIOM a Roma ,che stando ai regolamenti non avrebbe dovuto essere, eppure è stato) e poi domenica c'è stata la seconda, in Val Clarea. Un fiume di persone (diciamo 10000? Qualcuno in più o qualcuno in meno cambia poco) che tutte hanno commesso un reato, a volto scoperto, sapendo quel che facevano e quel che rischiavano, e che così hanno detto chiaro e forte che non esistono zone inviolabili, e che, come dovrebbe essere ovvio, più si espande una zona rossa meno la si può difendere. Il che, di questi tempi, va considerato una gran buona notizia.
Questo post è dal mio punto di vista, di me che a Roma ero andato tranquillo, per partecipare ad una manifestazione che pensavo forse non troppo incisiva ma sicuramente rilassata, e a Chiomonte invece ero partito preoccupato. Questo sicuramente adombra dei dubbi sulle mie capacità di previsione, ma dato che questo post è un'analisi e non una previsione potete continuare a leggere.
Domenica ero preoccupato non per quanto era successo otto giorni prima, e ancora meno per quanto avevano scritto o detto i media mainstream. Per capire che in val Clarea non si sarebbe ripetuto quanto successo a Roma bastavano due cartine (o anche due cartoline) dei due luoghi e un po' di cervello. A Roma per chi voleva far cambiare tono alla manifestazione con attacchi immotivati c'era un bersaglio possibile ogni tre metri, a Chiomonte ce n'era uno solo, ed era quello su cui puntava l'intero corteo, ovvero il non-cantiere. Non valeva nemmeno la pena di chiedersi se chi ha incendiato macchine a Roma aveva intenzione di andare in val Clarea. Se ci fosse andato (o se ci è andato) non poteva trovare modo di esercitare la sua voglia di prevaricazione, gliene sarebbero mancati gli strumenti.
Questi erano i motivi oggettivi per cui anche chi non sapesse nulla del movimento notav, o anche di nessun movimento, non avrebbe dovuto preoccuparsi per domenica. Poi, secondo me, ce ne sono un altro paio, di cui sono convinto ma che non posso dare per dimostrati.
Il primo è il fatto che la manifestazione di domenica aveva un obiettivo chiaro e impegnativo. Essendo chiaro non lasciavva spazio a chi volesse infilarsi negli spazi che l'indeterminazione apre necessariamente all'improvvisazione, e anche alla forzatura, essendo impegnativo poteva essere condiviso anche da chi pensa che non si possa ripetere in eterno lo stesso tipo di manifestazione quando il tuo interlocutore ti ha detto chiaro e tondo che del tuo parere non gliene frega niente. Perchè comunque anche andare alla più tranquilla e banale delle marce costa tempo e fatica e se succede che, non senza ragioni, inizi a pensare che non serva, difficilmente continui ad andarci, o rinunci o cambi modo di protestare.
L'altro motivo della mia confidenza è la storia del movimento notav, il fatto che non sia una giustapposizione, più o meno improvvisata, di grossi blocchi (come l'organizzazione della manifestazione di Roma,per capirsi) ma un insieme di individui e piccoli gruppi che prima si sono riuniti su un obiettivo limitato e poi, avendone il tempo, sono cesciuti assieme, il che riduce di molto il rischio che quacuno ritenga più importante mettersi in vetrina che non fare quello che serve, o può servire.
Quello che, da prima del 15 ottobre, mi preoccupava della manifestazione era la scelta. Ero e sono convinto che in questo momento quella manifestazione di disobbedienza civile sia stata la scelta giusta, per quanto potevo ho anche cercato di convincere gli indecisi e di far cambiare idea ai contrari, ma questo sicuramente non diminuiva i timori personali. Perchè annunciare che si compierà un'azione che è considerata reato, specificando anche dove e quando, e poi andare a farla davvero, avanzando a volto scoperto verso le videocamere, o verso lacrimogeni, idranti e manganelli non lascia tranquilli. E il sapere che la scelta della risposta è in mano a persone dotate di grande acume tattico, come hanno dimostrato ieri lasciando che un centinaio di carabinieri rimanesse su un ponte, chiuso fra due gruppi ognuno di più di mille persone non aiuta la tranquillità. Insomma, sono convinto che tagliare le reti era (e resta, visto che non l'abbiamo ancora fatto) la cosa giusta da fare, ma questo non la rende facile.
A questa preoccupazione nell'ultima settimana se ne sono aggiunte altre, soprattutto per tutta la pressione che ci è stata messa addosso. Giovedì scorso in un'assemblea Alberto Perino ha detto che domenica il movimento notav si sarebbe giocato molto, ma io penso che la posta in gioco fosse ancora più alta di quanto si è detto quella sera, perchè dopo le proposte antimanifestazione del ministro Maroni (dal DASPO, alle fidejussioni, ai divieti di corteo a Roma), e soprattutto dopo il silenzio-assenso della quasi totalità del parlamento (e fin qui ci siamo abituati) e soprattutto delle grande maggioranza dell'opinione pubblica, il rischio di cancellazione del dissenso era molto alto. Oggi penso lo sia leggermente meno, perchè fortunatamente venerdì c'è stata una prima risposta (un piccolo corteo della FIOM a Roma ,che stando ai regolamenti non avrebbe dovuto essere, eppure è stato) e poi domenica c'è stata la seconda, in Val Clarea. Un fiume di persone (diciamo 10000? Qualcuno in più o qualcuno in meno cambia poco) che tutte hanno commesso un reato, a volto scoperto, sapendo quel che facevano e quel che rischiavano, e che così hanno detto chiaro e forte che non esistono zone inviolabili, e che, come dovrebbe essere ovvio, più si espande una zona rossa meno la si può difendere. Il che, di questi tempi, va considerato una gran buona notizia.
17 ottobre 2011
Sabato a Roma
Avevo pensato di iniziare il blog con post di argomento leggero, ma non sarà così perchè sabato ero a Roma, alla manifestazione.
Lasciando perdere quello che riportano tv e giornali, che serve solo a dimostrare come non solo non vogliano, ma forse non siano nemmeno più in grado di prendere contatto con la realtà, anche in rete trovo racconti totalmente diversi da quello che ho visto e pensato io. Siccome alcuni sono fatti da persone di cui mi fido, e quindi non li ritengo invenzioni, devo pensare che quello che ognuno ha vissuto sia totalmente diverso a seconda di dove si trovava, così scrivo anche il mio racconto. Non per negare quelli diversi, ma per completarli.
All'inizio della manifestazione parto con lo spezzone Notav, ma con loro faccio poca strada, dopo duecento metri di via cavour io e i quattro che sono con me ci sfiliamo per veder passare un pezzo di corteo e aspettare lo spezzone del Valle Occupato. La gente è davvero tanta, dopo un'ora e mezza di persone che passano non se ne vede ancora la fine, l'atmosfera è allegra, anche se un gruppetto che sfila a volto coperto con bastoni in mano e aggredisce chi cerca di fotografarli crea un po' di risentimento. Più avanti li troveremo accerchiati da una folla che gli urla "buffoni, fuori dai coglioni" fino a quando questi non decidono di uscire dal corteo, ma a quel punto l'atmosfera è già cambiata, e non per causa loro.
Siamo ancora fermi all'inizio di via Cavour e dal fondo si vede alzarsi del fumo nero. Qualcosa che brucia, non ci sono altre possibilità. Noi restiamo dove siamo ancora un po', poi arriva il camion del Valle e incominciamo ad avanzare. Verso il fondo di via Cavour troviamo un'auto coi vetri spaccati, poi un'altra bruciata, poi da twitter inziamo a capire che quello che vediamo non è niente. Le notizie che arrivano da davanti sono che un gruppo definito "di black block" ha assaltato una caserma ('avranno dimenticato le chiavi', scherza qualcuno) e le ha dato fuoco, che la caserma era abbandonata da anni in quel momento non lo sapevamo. Sempre da twitter veniamo a sapere che la polizia carica in modo pesante (lo so, non è una notizia) anche cercando di investire le persone con i blindati (http://youtu.be/KT9LFuhr36M), in almeno un caso ci riusciranno.
All'uscita da via Cavour ci sono un po' di persone che urlano che andare a S.Giovanni, è inutile, che bisogna andare a monetictorio, ben pochi gli danno retta, e comunque in quella direzione c'è un muro di polizia. Si continua sul percorso previsto ma solo per poco, poi non è più proponibile. A parte l'incendio in via Labicana c'è la polizia che impedisce l'accesso a piazza S.Giovanni e tenta di sgombrarla, "Non volevano che si installasse l'accampamento li, e ci stanno riuscendo" commenta un mio amico.
Il camion davanti a noi gira a destra, gira attorno al colosseo e va verso il circo massimo. Quelli dietro per quanto posso vedere ci seguono quasi tutti. Arrivati al circo massimo qualcuno dal camion ci ragguaglia un po' su quello che sta succendendo in piazza, o almeno su quello che ne sanno, ma non è molto. Cerco più dettagli da un mio amico che so più avanti, ma i telefoni funzionano a tratti, il massimo che riesce a farmi arrivare è "non venite a S. Giovanni". Si capisce benissimo che di tutti quelli che siamo lì nessuno sa cosa fare. L'atmosfera è pesantissima, ci sentiamo tutti uno schifo, qualcuno propone di mettere l'accampamento al circo massimo, ma al momento è un cantiere, anche volendo è impossibile. Si decide di restare lì, aspettando che chi vuole e può si sganci da piazza San Giovanni e ci raggiunga, in modo da fornirgli l'appoggio di un gruppo che se non altro è abbastanza grosso da potersi sentire al sicuro da cariche. Passa una mezz'ora, molti arrivano, tra cui lo spezzone notav, e ripartiamo in direzione della stazione ostiense, allontandoci dal centro. Dagli altoparlanti ci dicono che ci muoviamo lentamente per permettere ad altri che stanno venendo via da S. Giovanni di raggiungerci, e che dobbiamo restare in gruppo per andarcene insieme dalla zona a rischio. (non so gli altri, ma io per tutto il giorno quando mi parlavano di rischio pensavo alla polizia, e non di presunti blac bloc). Non so se quando lo dicono lo pensino e si cambi idea solo dopo, oppure se sia una bugia, ma poi la fuga diventa qualcos'altro.
Imbocchiamo via Marco Polo, e poi altre di cui non ricordo il nome, c'è un sottopasso in cui ci si può 'contare' e vediamo che siamo tanti, molto più di quanti erano fermi al circo massimo, anche se molti meno che a inizio manifestazione. Sono le 6 passate, inizia a fare buio, e la strada gira, i romani iniziano a capire "stiamo andando a San Giovanni, solo per un altra strada". Ancora qualche centinaio di metri, poi la strada ritorna tra le case, non so cosa aspettarmi dalla gente che incontreremo, ma quasi subito vediamo gente che esce sui balconi ad applaudirci ed incitarci, anche nella zona più vicina a piazza San Giovanni, dove si avanza facendo lo slalom tra cassonetti dell'immondizia rovesciati e motorini bruciati. In quel momento era di nuovo festa, avevano cercato di tenerci lontani da piazza S.Giovanni, non c'erano riusciti, siamo passati ad accarezzare la fettuccia con cui la polizia aveva delimitato l'area, tanto per chiarire che non fare l'ultimo passo ed entrare nella piazza era una scelta nostra, perchè a quel punto non era più necessario nè utile farlo, e non una cosa che erano riusciti ad imporci, e poi abbiamo proseguito, ancora per più di un'ora, fino ad arrivare dallavanti alla "Sapienza", dove il corteo si è sciolto. Erano più o meno le 9 di sera, ed eravamo in marcia da prima delle due.
Questo quello che ho visto. In rete ovviamente si trovano tanti racconti, io un'idea di cos'è successo me la sono fatta qui http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5599 Lo so, è un mare di roba, ma quello di sabato non era un corteo, erano tanti cortei che condividevano un luogo.
A questo punto ci vorrebbero delle conclusioni, forse, ma per ora non sono in grado di scriverne. Al momento il lascito più grosso che ho dalla giornata di sabato è una gran confusione, indicare una direzione in questa situazione non avrebbe senso. Tanto di sicuro il 15 ottobre riaffiorerà in mille altri discorsi, ci sarà il tempo di prendere posizione a mente più lucida.
Lasciando perdere quello che riportano tv e giornali, che serve solo a dimostrare come non solo non vogliano, ma forse non siano nemmeno più in grado di prendere contatto con la realtà, anche in rete trovo racconti totalmente diversi da quello che ho visto e pensato io. Siccome alcuni sono fatti da persone di cui mi fido, e quindi non li ritengo invenzioni, devo pensare che quello che ognuno ha vissuto sia totalmente diverso a seconda di dove si trovava, così scrivo anche il mio racconto. Non per negare quelli diversi, ma per completarli.
All'inizio della manifestazione parto con lo spezzone Notav, ma con loro faccio poca strada, dopo duecento metri di via cavour io e i quattro che sono con me ci sfiliamo per veder passare un pezzo di corteo e aspettare lo spezzone del Valle Occupato. La gente è davvero tanta, dopo un'ora e mezza di persone che passano non se ne vede ancora la fine, l'atmosfera è allegra, anche se un gruppetto che sfila a volto coperto con bastoni in mano e aggredisce chi cerca di fotografarli crea un po' di risentimento. Più avanti li troveremo accerchiati da una folla che gli urla "buffoni, fuori dai coglioni" fino a quando questi non decidono di uscire dal corteo, ma a quel punto l'atmosfera è già cambiata, e non per causa loro.
Siamo ancora fermi all'inizio di via Cavour e dal fondo si vede alzarsi del fumo nero. Qualcosa che brucia, non ci sono altre possibilità. Noi restiamo dove siamo ancora un po', poi arriva il camion del Valle e incominciamo ad avanzare. Verso il fondo di via Cavour troviamo un'auto coi vetri spaccati, poi un'altra bruciata, poi da twitter inziamo a capire che quello che vediamo non è niente. Le notizie che arrivano da davanti sono che un gruppo definito "di black block" ha assaltato una caserma ('avranno dimenticato le chiavi', scherza qualcuno) e le ha dato fuoco, che la caserma era abbandonata da anni in quel momento non lo sapevamo. Sempre da twitter veniamo a sapere che la polizia carica in modo pesante (lo so, non è una notizia) anche cercando di investire le persone con i blindati (http://youtu.be/KT9LFuhr36M), in almeno un caso ci riusciranno.
All'uscita da via Cavour ci sono un po' di persone che urlano che andare a S.Giovanni, è inutile, che bisogna andare a monetictorio, ben pochi gli danno retta, e comunque in quella direzione c'è un muro di polizia. Si continua sul percorso previsto ma solo per poco, poi non è più proponibile. A parte l'incendio in via Labicana c'è la polizia che impedisce l'accesso a piazza S.Giovanni e tenta di sgombrarla, "Non volevano che si installasse l'accampamento li, e ci stanno riuscendo" commenta un mio amico.
Il camion davanti a noi gira a destra, gira attorno al colosseo e va verso il circo massimo. Quelli dietro per quanto posso vedere ci seguono quasi tutti. Arrivati al circo massimo qualcuno dal camion ci ragguaglia un po' su quello che sta succendendo in piazza, o almeno su quello che ne sanno, ma non è molto. Cerco più dettagli da un mio amico che so più avanti, ma i telefoni funzionano a tratti, il massimo che riesce a farmi arrivare è "non venite a S. Giovanni". Si capisce benissimo che di tutti quelli che siamo lì nessuno sa cosa fare. L'atmosfera è pesantissima, ci sentiamo tutti uno schifo, qualcuno propone di mettere l'accampamento al circo massimo, ma al momento è un cantiere, anche volendo è impossibile. Si decide di restare lì, aspettando che chi vuole e può si sganci da piazza San Giovanni e ci raggiunga, in modo da fornirgli l'appoggio di un gruppo che se non altro è abbastanza grosso da potersi sentire al sicuro da cariche. Passa una mezz'ora, molti arrivano, tra cui lo spezzone notav, e ripartiamo in direzione della stazione ostiense, allontandoci dal centro. Dagli altoparlanti ci dicono che ci muoviamo lentamente per permettere ad altri che stanno venendo via da S. Giovanni di raggiungerci, e che dobbiamo restare in gruppo per andarcene insieme dalla zona a rischio. (non so gli altri, ma io per tutto il giorno quando mi parlavano di rischio pensavo alla polizia, e non di presunti blac bloc). Non so se quando lo dicono lo pensino e si cambi idea solo dopo, oppure se sia una bugia, ma poi la fuga diventa qualcos'altro.
Imbocchiamo via Marco Polo, e poi altre di cui non ricordo il nome, c'è un sottopasso in cui ci si può 'contare' e vediamo che siamo tanti, molto più di quanti erano fermi al circo massimo, anche se molti meno che a inizio manifestazione. Sono le 6 passate, inizia a fare buio, e la strada gira, i romani iniziano a capire "stiamo andando a San Giovanni, solo per un altra strada". Ancora qualche centinaio di metri, poi la strada ritorna tra le case, non so cosa aspettarmi dalla gente che incontreremo, ma quasi subito vediamo gente che esce sui balconi ad applaudirci ed incitarci, anche nella zona più vicina a piazza San Giovanni, dove si avanza facendo lo slalom tra cassonetti dell'immondizia rovesciati e motorini bruciati. In quel momento era di nuovo festa, avevano cercato di tenerci lontani da piazza S.Giovanni, non c'erano riusciti, siamo passati ad accarezzare la fettuccia con cui la polizia aveva delimitato l'area, tanto per chiarire che non fare l'ultimo passo ed entrare nella piazza era una scelta nostra, perchè a quel punto non era più necessario nè utile farlo, e non una cosa che erano riusciti ad imporci, e poi abbiamo proseguito, ancora per più di un'ora, fino ad arrivare dallavanti alla "Sapienza", dove il corteo si è sciolto. Erano più o meno le 9 di sera, ed eravamo in marcia da prima delle due.
Questo quello che ho visto. In rete ovviamente si trovano tanti racconti, io un'idea di cos'è successo me la sono fatta qui http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5599 Lo so, è un mare di roba, ma quello di sabato non era un corteo, erano tanti cortei che condividevano un luogo.
A questo punto ci vorrebbero delle conclusioni, forse, ma per ora non sono in grado di scriverne. Al momento il lascito più grosso che ho dalla giornata di sabato è una gran confusione, indicare una direzione in questa situazione non avrebbe senso. Tanto di sicuro il 15 ottobre riaffiorerà in mille altri discorsi, ci sarà il tempo di prendere posizione a mente più lucida.
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