Posizionarsi su un caso limite (inventato) permette di cogliere con un solo sguardo lo stuolo di altri casi (reali) che si avvicinano a quello in oggetto, rendendolo perlappunto un limite, e non un'isola.
E' questo il meccanismo di Lionel Asbo, romanzo di Martin Amis, il cui protagonista è un concentrato del peggio che si possa pensare di un essere umano, e quindi un caso limite, e per questo utilissimo come punto di osservazione su due deserti umani: le sovrappopolate banlieus londinesi e le molto più rarefatte schiere dei neoVIP miracolati dai non talent (ma anche dal calcio). Il libro è perfetto nel rendere l'oscenità di Lionel Asbo, ma anche la pochezza di tutti coloro che gli stanno intorno, anche di quelli che si sforzano di migliorarsi, ma che nel loro tentativo sono zavorrati dal contesto, e per questo offre un quadro desolante che giustifica pienamente il sottotilo ("Stato dell'Inghilterra").
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9 aprile 2014
25 febbraio 2014
12:47 strage in Fabbrica
Avvertenza: questa recensione contiene spoiler
12:47 strage in Fabbrica è un gran libro. La storia era già stata pubblicata in una versione precente a puntate su Carmillaonline, ma la versione cartacea mi è sembrata notevolmente migliore, con una geometria sullo sfondo a dar ordine alla scrittura volutamente caotica di Fattori e con un finale ancora più feroce di quello precedente.
Attraverso il protagonista l'autore ci descrive vari aspetti della vita in fabbrica, dalla catena di montaggio, agli uffici, ai momenti di socialità artificiosa in mensa o alle macchinette del caffè, tracciandone un quadro agghiacciante. Sicuramente la scrittura di Saverio Fattori, in questo come negli altri suoi libri, è deformante, ma non per questo astatta. Leggere questo romanzo è come guardare un'immagine attraverso una lente, le figure intere risultano storpiate, ma per contro si riescono a cogliere con un'assoluta nitidezza i dettagli, con la poco consolante scoperta che questi potrebbero benissimo incastrarsi nel nostro quotidiano che, per quanto apparentemente molto diverso, si finisce per dover ammettere in profondità molto simile a quello rappresentato. Nessuno può immedesimarsi in toto nel protagonista, eppure per me (penso per molti) è impossibile non rivedere sè stesso o la propria situazione nei numerosi 'ingrandimenti' di cui il romanzo è pieno, anche quando il proprio contesto lavorativo parrebbe non avere niente in comune con quello in cui si svolge l'azione.
12:47 strage in Fabbrica è un gran libro. La storia era già stata pubblicata in una versione precente a puntate su Carmillaonline, ma la versione cartacea mi è sembrata notevolmente migliore, con una geometria sullo sfondo a dar ordine alla scrittura volutamente caotica di Fattori e con un finale ancora più feroce di quello precedente.
Attraverso il protagonista l'autore ci descrive vari aspetti della vita in fabbrica, dalla catena di montaggio, agli uffici, ai momenti di socialità artificiosa in mensa o alle macchinette del caffè, tracciandone un quadro agghiacciante. Sicuramente la scrittura di Saverio Fattori, in questo come negli altri suoi libri, è deformante, ma non per questo astatta. Leggere questo romanzo è come guardare un'immagine attraverso una lente, le figure intere risultano storpiate, ma per contro si riescono a cogliere con un'assoluta nitidezza i dettagli, con la poco consolante scoperta che questi potrebbero benissimo incastrarsi nel nostro quotidiano che, per quanto apparentemente molto diverso, si finisce per dover ammettere in profondità molto simile a quello rappresentato. Nessuno può immedesimarsi in toto nel protagonista, eppure per me (penso per molti) è impossibile non rivedere sè stesso o la propria situazione nei numerosi 'ingrandimenti' di cui il romanzo è pieno, anche quando il proprio contesto lavorativo parrebbe non avere niente in comune con quello in cui si svolge l'azione.
30 maggio 2013
Giustificativo
Un po' per non lasciare troppo all'abbandono il blog, su cui nell'ultimo mese ho pubblicato un solo post, peraltro praticamente di assemblaggio, e un po' anche come 'giustificativo' della prolungata assenza, posto un pezzo di un mio vecchio romanzo breve. La "fine di un altro anno" di cui parla all'inizio non è proprio in linea con il calendario, però ragionando in termini di 'anni scolastici' che iniziano a settembre e finiscono a luglio non è nemmeno troppo sballata.
Per chi volesse leggersi tutto il romanzo lo trova qui.
Colonna sonora consigliata I Ministri, "Stare dove sono"
Ed eccoci alla fine di un altro anno inutile.
"Ma no", "Non è vero" , "Vedi sempre tutto nero" ...
Mi sembra di sentirle, le vostre contestazioni.
"Devi imparare che non sempre tutto va come vuoi, ma non per questo è tutto da buttare", "Niente è mai totalmente inutile"...
Ecco, questo è vero. Anche in quest'anno tre o quattro briciole da portarmi nell'anno nuovo le ho raccolte, e forse le userò anche. E ti dirò di più: se mi concentro, se ci penso davvero bene, allora riesco persino a scavare fuori dalla memoria due, forse anche tre giorni discretamente felici. Ma ne vale la pena? Non di scavare per trovarli (pensandoci bene anche questa sarebbe una questione interessante, ma lasciamo perdere), io mi sto chiedendo se valga la pena di vivere un anno di merda per queste poche briciole.
Per chi volesse leggersi tutto il romanzo lo trova qui.
Colonna sonora consigliata I Ministri, "Stare dove sono"
Ed eccoci alla fine di un altro anno inutile.
"Ma no", "Non è vero" , "Vedi sempre tutto nero" ...
Mi sembra di sentirle, le vostre contestazioni.
"Devi imparare che non sempre tutto va come vuoi, ma non per questo è tutto da buttare", "Niente è mai totalmente inutile"...
Ecco, questo è vero. Anche in quest'anno tre o quattro briciole da portarmi nell'anno nuovo le ho raccolte, e forse le userò anche. E ti dirò di più: se mi concentro, se ci penso davvero bene, allora riesco persino a scavare fuori dalla memoria due, forse anche tre giorni discretamente felici. Ma ne vale la pena? Non di scavare per trovarli (pensandoci bene anche questa sarebbe una questione interessante, ma lasciamo perdere), io mi sto chiedendo se valga la pena di vivere un anno di merda per queste poche briciole.
12 luglio 2012
Meritocrazia. Un interessante punto di vista di 56 anni fa.
Mertitocrazia è senz'altro una delle parole del momento, forse l'unica a mettere daccordo tutti. I partiti, non solo quelli in parlamento, la sventolano come il nuovo ideale da raggiuingere. Di questi tempi però l'unanimità mi puzza fortemente di bruciato, e, nelcaso specifico, con buone ragioni.
Prima di tutto non vedo un gran senso nel parlare di meritocrazia senza stabilire quali siano i meriti. La francia di Luigi XV era fortemente meritocratica, il più valutato dei meriti era l'albero genealogico, cosa che oggi sembrerà insensata a tutti o quasi, ma pur sempre di meritocrazia si trattava. Un altro esempio di organizzazione fortemente meritocratica potrebbe essere la mafia, è noto che al suo interno più capaci, i più 'bravi' salgono rapidamente le gerarchie. Quindi prima di osannare la meritocrazia occorrerebbe chiarici su cosa consideriamo un merito, ma io andrei anche oltre.
Prima di tutto non vedo un gran senso nel parlare di meritocrazia senza stabilire quali siano i meriti. La francia di Luigi XV era fortemente meritocratica, il più valutato dei meriti era l'albero genealogico, cosa che oggi sembrerà insensata a tutti o quasi, ma pur sempre di meritocrazia si trattava. Un altro esempio di organizzazione fortemente meritocratica potrebbe essere la mafia, è noto che al suo interno più capaci, i più 'bravi' salgono rapidamente le gerarchie. Quindi prima di osannare la meritocrazia occorrerebbe chiarici su cosa consideriamo un merito, ma io andrei anche oltre.
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